Olly riempie Genova anche fuori dallo stadio: camere in B&B e case vacanza quasi finite e buon afflusso negli hotel

Le tre serate al Ferraris, esaurite da tempo, stanno portando in città molti fan da fuori Genova. Gli operatori dell’accoglienza confermano la spinta su bed and breakfast, case vacanza e alberghi di fascia medio-bassa

Il ritorno dei grandi concerti allo stadio Luigi Ferraris non si ferma ai tornelli di Marassi. Le tre serate di Olly, tutte esaurite da tempo, stanno già producendo un effetto visibile sul turismo cittadino: case vacanza piene o quasi, bed and breakfast vicini al tutto esaurito e alberghi che, anche grazie al periodo favorevole, registrano una domanda sostenuta. A giudicare dalle indicazioni che arrivano dalle strutture ricettive, molti fan arriveranno da fuori Genova e dormiranno in città, trasformando il concerto in un’occasione economica più ampia per l’intero comparto dell’accoglienza.

È il ritorno dei concerti “oceanici”, quelli capaci di muovere grandi numeri, creare indotto e riaccendere un impianto che da tempo non veniva utilizzato per ospitare cantanti e gruppi. Le date di Olly al Ferraris, il 18, 20 e 21 giugno, hanno assunto subito un valore simbolico: il cantante genovese, nome d’arte di Federico Olivieri, torna nella sua città nel momento di massima crescita della carriera e lo fa nello spazio più grande e riconoscibile, abitualmente legato al calcio e ora di nuovo aperto alla musica dal vivo.

A confermare l’impatto sul turismo sono Laura Gazzolo, presidente della sezione “Turismo, cultura e comunicazione” di Confindustria Genova, e Carlo Tixe, presidente dell’Associazione Albergatori Federalberghi Confcommercio. La domanda, spiega Gazzolo, si concentra soprattutto sulle soluzioni più accessibili: hotel a due e tre stelle, bed and breakfast e case vacanza. Ma non mancano richieste anche per strutture di categoria superiore, soprattutto da parte di chi associa il concerto a una permanenza più comoda o a un fine settimana in città.
Carlo Tixe fotografa un mercato in movimento: «C’è tensione sul mercato. Poi, tempo buono e tutto il resto portano sempre bene». La combinazione tra evento di richiamo, stagione favorevole e previsioni meteo positive sta quindi aiutando l’occupazione delle camere, in una fase in cui Genova conferma una domanda turistica ormai meno legata ai soli flussi tradizionali.
Il segnale più forte arriva però dal comparto extra alberghiero. Davide Canazza, che dirige la storica Villa Migone, racconta di avere sentito diversi colleghi e di avere trovato un clima di entusiasmo. Alcune strutture stanno già registrando il tutto esaurito, altre vedono le disponibilità ridursi rapidamente. Il dato è rilevante perché conferma che l’effetto concerto non resta confinato agli hotel, ma si distribuisce su tutto il sistema dell’ospitalità cittadina, dalle camere in appartamento alle dimore storiche riconvertite all’accoglienza.
Laura Gazzolo, che dirige anche un hotel a 4 stelle del levante genovese, sintetizza il punto con una frase netta: «Ce ne fossero di concerti!». La sua struttura ha ricevuto molte richieste e, nel giorno della prima serata, è in overbooking. «Non siamo abituati a eventi di questo genere», spiega. Genova, aggiunge, ha continuato a lavorare bene con congressi, eventi istituzionali, appuntamenti professionali e manifestazioni di altro tipo, ma ha bisogno anche di grandi concerti, perché attraggono visitatori come fanno le grandi partite di calcio delle coppe. Una parte del pubblico, inevitabilmente, si ferma a dormire e questo produce ricadute immediate.
Secondo Laura Gazzolo, i grandi eventi musicali hanno un valore che la città deve imparare a riconoscere con più consapevolezza. «Sicuramente il livello del prezzo è dovuto al fatto che tanti non pensano al turismo che porta un concerto», osserva. Su Booking restano poche camere, anche se il meccanismo di immissione delle disponibilità sui portali non corrisponde sempre al reale riempimento delle strutture. Nonostante la domanda alta, i prezzi non risultano particolarmente spinti. Per Laura Gazzolo è anche il segnale di una mentalità ancora in formazione: «Se avessimo avuto già la mentalità che ha Torino, oggi tutti avrebbero avuto i prezzi alti. Noi non ragioniamo ancora con la consapevolezza che il concerto porta alla domanda».
La presidente della sezione “Turismo, cultura e comunicazione” di Confindustria Genova legge però questo passaggio in modo positivo. Prezzi ancora ragionevoli, in una città che ricomincia ora a ospitare eventi musicali di grandi dimensioni, possono aiutare a consolidare la reputazione della piazza. «Siamo all’inizio di quella che speriamo sia una lunga stagione di concerti ed è anche giusto che sia così, altrimenti se spariamo subito in alto non va bene», dice. La giornata della prima data, conclude, mostra una forte domanda per dormire a Genova: «Per noi vorremmo che fosse sempre così, pensiamo che anche nelle altre date sarà così».
Il caso Olly diventa così un test concreto per Genova. I biglietti esauriti da tempo raccontano la forza del rapporto tra l’artista e il suo pubblico, ma le camere occupate raccontano altro: un grande concerto non è solo spettacolo, è promozione territoriale, turismo, consumi, ristorazione, mobilità, lavoro per strutture ricettive e immagine della città. Se molti fan arrivano da fuori Genova, l’evento non resta una festa locale, ma diventa un attrattore nazionale.
Per questo le tre notti al Ferraris pesano più di un normale appuntamento musicale. Riportano Genova nel circuito dei grandi eventi dal vivo, dimostrano che la città può sostenere produzioni di massa e indicano una strada per il futuro: usare la musica, insieme a congressi, sport, cultura e grandi manifestazioni, come leva stabile di crescita turistica. Olly riempie lo stadio, ma il vero dato è che riempie anche la città.
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